Poche città delle Marche possono vantare, al pari di Fabriano, una così importante storia industriale e imprenditoriale. Forse che non è un caso che l’operosità compaia sullo stemma del Comune, nella forma di un’incudine, simbolo dei fabbri, i più antichi artigiani della città. Tuttavia l’attività che avrebbe reso Fabriano famosa in tutta Europa fu la manifattura della carta, che si stabilì in città nel XIV secolo. In questa redditizia attività si distinse la famiglia Miliani che, tra Sette e Ottocento, pose le basi della Fabriano industriale. Nella seconda metà del XX secolo Fabriano diventò uno dei poli dell’industria degli elettrodomestici in Italia. La straordinaria realtà di una piccola città di montagna sede centrale di una grande impresa industriale si deve, ancora una volta, a una famiglia: i Merloni. Il fondatore, Aristide Merloni (1897-1970), nato nella frazione di Albacina, compì i suoi studi all’Istituto Tecnico “Montani” di Fermo, dove si diplomò nel 1916.

Dopo la terribile esperienza della Prima guerra mondiale, il giovane Aristide trovò lavoro a Pinerolo, in Piemonte, come disegnatore tecnico in un’azienda, di cui divenne in dieci anni direttore generale. Parallelamente alle sue esperienze lavorative egli coltivò sin da giovane l’impegno politico nell’area cattolica, aderendo al Partito popolare. La fede e gli ideali del cattolicesimo democratico gli trasmisero il principio della responsabilità sociale d’impresa, cui si sarebbe sentito sempre legato. Merloni si sposò nel 1921 ed ebbe quattro figli: Ester, Francesco, Antonio e Vittorio.

Rientrato a Fabriano dopo il periodo piemontese, nel 1930 egli fondò una piccola impresa per la produzione di bilance, che nel 1933 assunse il nome di SAMA (Società Anonima Merloni Aristide). Le sue indubbie doti imprenditoriali produssero presto grandi risultati, tanto che nel 1938 la fabbrica contava già 70 dipendenti e dopo la guerra, negli anni Cinquanta, la SAMA si era affermata come la prima azienda di bilance in Italia. Merloni iniziò allora una brillante carriera politica nelle file della Democrazia cristiana: sindaco di Fabriano nel 1951 e, di nuovo, nel 1956. Nel 1958 fu eletto senatore per la Democrazia Cristiana, carica che mantenne per altre due legislature fino alla sua scomparsa. Ormai imprenditore e politico di successo, nel 1963 avviava a Fabriano la Fondazione Aristide Merloni, Istituto per lo Sviluppo economico e sociale delle Marche, ancora oggi operante nel settore della ricerca e degli studi. Alla fine degli anni Cinquanta prese il via il miracolo economico italiano che comportò un generale miglioramento delle condizioni di vita: Merloni iniziò allora a produrre fornelli smaltati a gas e scaldabagni. I fornelli smaltati diventarono presto moderne cucine, cui l’imprenditore fabrianese diede il marchio Ariston, forse ispirato al proprio nome di battesimo, iniziando a competere con marchi molto più affermati come Zoppas, Rex e Candy.

Nel 1966 Merloni, che nel frattempo aveva cominciato a produrre frigoriferi, lavatrici e altri elettrodomestici, aveva dato vita a ben sette stabilimenti in altrettante località appenniniche – Fabriano, Albacina, Borgo Tufico, Matelica, Genga, Sassoferrato, Cerreto d’Esi – rivitalizzando l’economia di questi piccoli centri di montagna in un periodo in cui la popolazione si stava spostando verso la costa. Tale decentramento produttivo corrispondeva all’idea, ben presente nella dottrina sociale cristiana professata da Merloni, che lo sviluppo industriale non dovesse essere traumatico sradicando gli individui e creando fratture nei loro modi di vita, nei valori e nelle tradizioni, ma dovesse innestarsi nelle loro comunità.

Alla sua morte, nel 1970, i tre figli assunsero la direzione di altrettanti rami di un gruppo industriale diventato enorme: a quarant’anni dall’inizio della sua attività, la Merloni-Ariston contava ben 3000 dipendenti. Inoltre negli anni Settanta si era aggiunto un nuovo stabilimento nell’Ascolano, a Comunanza. Vittorio Merloni (nato nel 1933) prosegue e porta all’apice la success story della sua famiglia: nel 1960, laureatosi in Economia e Commercio, incomincia a lavorare nell’azienda e nel 1975 diventa presidente della Merloni Elettrodomestici (poi Indesit Company), carica che avrebbe mantenuto per 35 anni, fino al 2010 quando passa la mano al figlio Andrea. I tempi nuovi impongono ormai all’azienda di essere quotata in Borsa e ciò avviene nel 1987, lo stesso anno in cui acquisisce la Indesit, azienda presente anche in Francia e Gran Bretagna. Ormai la Merloni Elettrodomestici è tra le aziende leader non solo in Italia ma nell’intera Europa nella produzione e commercializzazione di lavatrici, lavastoviglie, frigoriferi, congelatori, cucine, cappe forni e piani cottura.

Nel 1980 Vittorio Merloni viene eletto presidente della Confindustria, primo imprenditore marchigiano ad assumere tale ruolo. Più votato all’attività politica è stato il fratello Francesco Merloni (nato nel 1925), entrato in Parlamento come senatore nel 1972 nelle file della Democrazia cristiana, risultando rieletto poi per altre sei legislature. Tuttavia anch’egli aveva ereditato una parte dell’azienda di famiglia: la Termosanitari (oggi Ariston Thermo Group). Negli anni Novanta Francesco Merloni fece parte, come ministro dei Lavori Pubblici, del primo governo Amato (1992-93) e del governo di Carlo Azeglio Ciampi (1993-94). All’inizio del 2014 il gruppo Merloni contava otto stabilimenti nel mondo e un totale di 4.300 dipendenti italiani, più altri 12.000 all’estero. Tuttavia le difficoltà causate dalla crisi economica ancora in corso hanno portato alla cessione di Indesit Company alla società statunitense Whirlpool, che ha acquisito così il 60% del gruppo.


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