Da Acqualagna a Bescapé

le scelte rischiose di Enrico Mattei

Enrico Mattei è uno degli uomini che hanno maggiormente contribuito, come presidente dell’ENI, alla realizzazione del miracolo economico italiano. Nato ad Acqualagna nel 1906, secondo dei cinque figli di un brigadiere dei carabinieri, visse nel paese natale fino a 13 anni, molto legato alla madre Angela Galvani e alla nonna Ester, senza distinguersi negli studi. La sua casa natale è oggi il primo museo a lui dedicato. I Mattei si trasferirono poi a Matelica, cittadina in cui esistevano alcune attività artigianali. Enrico trovò subito un lavoro come verniciatore in una piccola fabbrica di mobili in ferro per passare dopo qualche tempo alla conceria “Fiore”, dove apprese rapidamente i vari processi chimici in uso in quella impresa, tanto che all’età di 20 anni ne divenne direttore tecnico. La nuova posizione gli garantì un buon salario che consentì alla madre di aprire un negozio di stoffe. Tuttavia nel 1928, dopo il servizio militare, Mattei restò senza lavoro a causa della chiusura della conceria. Decise allora di trasferirsi a Milano dove svolse la funzione di rappresentate della ditta di colori a smalto Max Meyer, che era stata fornitrice di solventi della conceria di Matelica. Nel 1935 fondò insieme al fratello Umberto una propria impresa di vernici che conobbe un rapido incremento. L’anno successivo, ormai imprenditore di successo, sposò la ballerina austriaca Greta Paulas. Nel capoluogo lombardo Mattei riallacciò i rapporti con Marcello Boldrini, docente universitario di statistica suo conterraneo e vicino di casa a Matelica. Boldrini lo introdusse nell’ambiente degli intellettuali che ruotavano intorno all’Università cattolica. Tra essi G. Dossetti, A. Fanfani, P. Saraceno, cui si aggiungeva l’industriale G.E. Falk, in pratica quelli che dal settembre 1942 in poi avrebbero dato vita alla Democrazia Cristiana. Questi personaggi del mondo cattolico, conosciuti durante il conflitto, formarono le idee e le motivazioni ideali che avrebbero sorretto Mattei come imprenditore pubblico: una forte coscienza sociale (che derivava però anche dalle sue umili origini marchigiane), la convinzione che lo Stato dovesse assumere un ruolo importante nell’economia e un deciso patriottismo. A ciò si aggiungeva l’antifascismo, causato dall’esito disastroso della scelta bellica di Mussolini.

Dalla lotta partigiana all’AGIP

Dopo l’8 settembre Mattei tornò a Matelica e cercò di organizzare bande partigiane. Tornato a Milano, entrò a far parte, come esponente della Democrazia Cristiana, del CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia), con la specifica funzione, favorita dalle numerose conoscenze che vantava nel mondo imprenditoriale milanese, di rifornire le formazioni partigiane, soprattutto cattoliche, di denaro, armi, viveri e documenti. Arrestato nell’ottobre 1944 e internato nel carcere di Como, riuscì a fuggire dopo circa un mese, riprendendo il suo posto nel CLNAI. Mattei fu in prima fila tra i capi della Resistenza nel corteo della Liberazione a Milano il 5 maggio 1945. Da pochi giorni era stato nominato commissario straordinario per l’AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli) iniziando così la sua straordinaria carriera di pubblico imprenditore. L’AGIP in realtà stava per essere liquidata, ma Mattei, che era venuto a sapere che trivellazioni segretamente effettuate dalla stessa azienda avevano rivelato l’esistenza di vasti giacimenti di petrolio nella località di Caviaga, contro le mire di quanti volevano affidare la ricerca petrolifera a società straniere, riuscì a salvarla diventandone vicepresidente nel 1948 e riprendendo le perforazioni. Egli, che non aveva alcuna esperienza nel settore petrolifero, aveva compreso che per far riprendere l’economia dell’Italia prostrata dalla guerra, era necessario trovare fonti di energia a basso costo. Quando i giacimenti petroliferi in Lombardia si rivelarono meno vasti di quanto si era ritenuto, Mattei passò a sviluppare la ricerca del metano, un gas naturale che non era ancora utilizzato in Europa. Le ricerche, che furono condotte a un ritmo frenetico, diedero ottimi risultati. Mattei, ormai in grado di influenzare le scelte dei governi a guida democristiana, riuscì a ricavarsi un campo d’azione sempre più vasto assicurando all’AGIP la lucrosa gestione del metano e soprattutto spingendo il governo De Gasperi a creare nel 1953 l’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi), cui furono affidate tutte le attività petrolifere e petrolchimiche italiane, finanziate autonomamente attraverso la rendita garantita dal metano. L’AGIP ne sarebbe stata la struttura portante.

Gli anni dell’ENI

Nei nove anni in cui Mattei fu presidente dell’ENI questa grande azienda di Stato assunse un’importanza cruciale nell’economia e, di riflesso, nella politica dell’Italia repubblicana. Per assicurare al nostro Paese il petrolio di cui aveva disperato bisogno per la grande motorizzazione che si stava avviando, Mattei entrò in trattative dirette con i paesi produttori del Nordafrica e del Medio Oriente (soprattutto Algeria e Iran) toccando gli interessi delle grandi compagnie angloamericane – da lui chiamate “le Sette Sorelle” – che controllavano il mercato mondiale e intendevano gestire anche quello italiano. In questa strategia, che si tinse di ideologia terzomondista (con i paesi africani Mattei barattava la costruzione di raffinerie e reti di distribuzione in cambio di petrolio a buon mercato), egli si attirò forti ostilità economiche e politiche che furono forse all’origine della sua tragica fine. Famosa la sua intervista televisiva in cui ricordava un episodio cui aveva assistito: un gatto, avvicinatosi a una ciotola a cui mangiavano diversi cani era stato allontanato e ucciso con una zampata da uno di loro. L’Italia, commentò Mattei, dal punto di vista energetico si trovava nelle condizioni di quel gatto e i cani erano le “Sette Sorelle”. Come se non bastasse, la sua decisione di acquistare petrolio, in piena Guerra fredda, dall’Unione Sovietica, lo mise in un posizione ancor più sospetta agli occhi degli Stati Uniti. Il suo modus operandi politico fu sempre “trasversale” cioè tale da fargli guadagnare consensi – e suscitare avversioni – nei diversi schieramenti. Il quotidiano “Il Giorno”, fondato nel 1956 e finanziato dall’ENI, sosteneva le sue scelte imprenditoriali e, più tardi, avrebbe contribuito alla nascita dei primi governi di Centro-sinistra. L’attivismo dell’ENI, guidato da un solo uomo, si esplicava ormai in vari settori e in mezzo mondo; nel 1962 l’ente dava lavoro a circa 55.000 persone. Il 27 ottobre dello stesso anno il bimotore su cui viaggiava Enrico Mattei, partito da Catania e in procinto di atterrare a Milano, si disintegrò nel cielo di Bescapé. Secondo l’inchiesta aperta e presto chiusa si trattò di un incidente; secondo una nuova inchiesta, condotta negli anni Novanta, si trattò di un attentato.


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  • citta: ACQUALAGNA
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