Circa le sue origini si può pensare che Colmurano fosse stata fondata dopo la distruzione della romana Urbs Salvia nel 409 dopo Cristo, ma il materiale di tale periodo presente sul terreno in contrada Piano suggerisce la sua fondazione in epoca precedente. Le tracce pre-romane nelle contrade Fonte Allungo e Massurano, collocano i primi insediamenti in tempo notevolmente anteriore all’età cristiana.

Si puòaddirittura far risalire il primo nucleo umano di Colmurano al Paleolitico medio (periodo ben definito dell’età della pietra, anteriore al neolitico, certamente posteriore ad un periodo di minore civiltà degli uomini. E che successivamente ci sia stata una civiltà appenninica lo documentano i rinvenimenti di superfice localizzati sui terrazzamenti lungo il torrente Fiastra.

Roma poi, espandendosi, colonizza il territorio, Colmurano compreso, e da quassù i primi romani si diffusero scendendo a valle: costruendo Urbs Salvia. Così ha scritto più volte il Prof. Nicola Rilli, recentemente scomparso: “Oggi è luogo di calma e di serenità, ma un tempo la vita vi dovette essere fervente e piena di sorprese e di conquiste. Infatti Colmurano è zona archeologica di grande importanza, con reperti forse anteriori al periodo protovillanoviano.

Eppure non ha letteratura e non ha cultori. La sola necropoli, ben organizzata, vastissima e ordinata in zona CASTELVECCHIO - CASTRU VECCHIO nel dialetto locale, - ci parla di un popolo, ma è ancora piena di enigmi difficili da spiegare perchè, finora, tutto ciò che è ritornato alla luce del sole è stato disperso. Restano le domande: da dove sono giunte le genti che per prime hanno popolato il colle di Colmurano? Chi erano? Non ne sappiamo nulla, anche perchè nessuno scheletro ci consente di stabilire se si trattava di uomini appartenenti a correnti indo-europee o se erano genti autoctone. Certamente fu gente di doti singolari.

La vastità della necropoli lo testimonia. Forse, quando giunse in zona e si affacciò su quel mondo meraviglioso, trovò dalla natura stessa l’invito a restare: acqua in abbondanza, grossi torrenti (Fiastra ed Entogge) all’intorno, dolcezza di clima, colline coltivabili ed anche un soffio di mare. Le stele sono i reperti più misteriosi e certamente i più antichi di tutti. Sono pietre più da ’sentire’ percependone l’intimo, vibrante messaggio, che da guardare. Ora tutto è scomparso e nulla resta di loro.

Un perfido vento di trascuratezza le ha disperse e restano solo nella memoria di chi vide senza, forse, comprendere la loro importanza.” Lasciando il passato preistorico e passando per il periodo romano, saliamo su, attraverso i secoli, per arrivare ad oggi. Roma, espandendosi, colonizza Colmurano e da quassù i primi acquisiti romani si diffusero scendendo nella valle e costruendo Urbs Salvia. In questo periodo romano le comunità di Colmurano e Urbisaglia hanno vissuto un unico destino nel seno di Roma, fino al sopraggiungere dell’età medievale. In questa epoca storica Colmurano raggiunge la propria autonomia tutelata dal proprio Castello e da quello del vicino Montenereto (oggi Monteloreto), anche se, di volta in volta, costretto a subire le pressioni e le protezioni del vicino comune di Tolentino, allora grossa potenza economica e militare.

Tanto è vero che i tolentinati, stufi delle azioni facinorose dei castellani, nel 1273 distrussero questo castello. Per i secoli futuri sarà il solo Castello di Colmurano a governare l’intero territorio, ma il suo sindaco sarà un cittadino di Tolentino costretto annualmente a giurare fedeltà al comune oppressore nella Chiesa di S.Catervo in Tolentino. Nel periodo medievale la vita dei colmuranesi dovette svolgersi come quella di tante altre comunità civice.

L’attività annuale era scandita dalle vicende della vita agricola e dalle festività religiose. L’inizio dell’incastellamento dei personaggi colmuranesi più importante nell’interno della città di Tolentino e la contemporanea cessione delle loro case e torri al citato Comune, ha inizio nel 1204. E prosegue nel tempo impoverendo notevolmente Colmurano. Forza di Tolentino nei riguardi dei grossi proprietari locali oppure preferenza di questi per una loro migliore sistemazione per superare le violenze del tempo? Non è facile risolvere questo interrogativo. Cessioni ed incastellamenti che portarono Tolentino ad essere condomina di torri, gironi ed altri beni colmuranesi.

L’ultima cessione fatta a Tolentino avvenne nel 1255. Furono comunque un complesso di cessioni, se ne contano ottantaquattro, che portarono il potere in mano dei tolentinati. Il sindaco, come già detto, sarà un uomo imposto da Tolentino e non sarà quindi più scelto dal popolo colmuranese al quale non rimane altro compito che quello di pagare le nuove gabelle, essere disponibile con i propri uomini per necessità belliche e soddisfare tutte le altre obbligazioni che discendono dall’imperio del nuovo padrone. Finisce cosìla breve storia di Colmurano autonoma.

E siamo all’anno 1259. Da questo anno gli abitanti di Colmurano sono vissuti quasi sempre subendo l’oppressione di altri socialmente e militarmente più forti di loro. Più di una volta hanno tentato di tirar su la loro testa e ragionare in proprio, ma hanno dovuto pagare molto cari, con vite umane, sacrifici, tassazioni, vessazioni ecc., questi atti che venivano considerati di ribellione. Ci riuscirono nel XV secolo e nell’anno 1487 si diedero anche regole di vita che ancora oggi si possono ammirare, per la loro bontà, leggendo gli Statuti che in quell’anno la comunità colmuranese emanò autoritariamente per se stessa. In questo periodo Colmurano si diede anche uno stemma, quello che ancora oggi rappresenta il Comune: un monte all’italiana e su di esso una vivace pianta di ulivo sormontata da una croce.

Fu riconosciuto Comune nell’anno 1798, allorchè la Repubblica Romana istituì nelle Marche il Dipartimento del Musone con Macerata capoluogo e Tolentino primo Comune di quel Cantone che comprendeva il Comune di Colmurano. Fu una libertà illusoria quella vissuta in questo tempo dai colmuranesi perchè il potere era ritornato nelle mani… del suo secolare oppressore: Tolentino. Un periodo che miseramente crolla nel 1799 e cioè fino a quanto tutto il territorio torna sotto il dominio del Papa. Si raggiunge cosìla data del 2 aprile 1808, giorno in cui si entra nel periodo napoleonico con l’annessione del territorio delle Delegazioni Pontificie al Regno italico. Colmurano finisce, con Urbisaglia e Sanseverino nel dipartimento del Tronto, Distretto di Fermo, Cantone di san Ginesio.

Viene considerato questo un periodo che vede il deciso tentativo di organizzazione e di strutturazione unitaria e moderna del potere locale. Ci sarà poi l’epoca Murattiana e quella Austriaca. In realtà resterà pur sempre epoca pontificia. I moti rivoluzionari che si accesero nelle Marche nel 1831, raggiunsero Colmurano: vi venne stabilito un nuovo gaverno ed inalberata una nuova bandiera… ma l’avventura durò solo alcuni giorni. Bisogna attendere il mese di novembre del 1860 per avere l’annessione delle Marche nel Regno d’Italia. E Colmurano, così come gli altri comuni delle Marche, diviene un libero Comune della Nazione Italiana. Ed è con l’unità d’Italia che ha inizio la partecipazione popolare al governo della cosa pubblica.

Restano ora solo da dire alcune parole sulla conformazione e l’estensione del vecchio castello di Colmurano comprendente la torre ed il girone, ossia la cerchia delle mura, che può essere ricostruita nelle sue grandi linee sulla scorta di quanto rimasto. La torre, o castello vero e proprio, era ove oggi èla piazza su cui si affacciano la Chiesa parrocchiale e l’edificio del Comune. Dalla torre partivano le cortine, intercalate da torri minori, che circondavano l’abitato presente sulla spianata che aveva favorito l’insediamento sulla sommità del colle. L’accesso alla cittadina era ad ovest, verso il torrente Entogge e si conserva ancora, nonostante rinnovi ed adattamenti. Le mura si addossavano al colle seguendo l’andamento del terreno. L’ingresso era guardato e difeso da una torre.

Una vecchia mappa di epoca settecentesca contiene uno schizzo panoramico di Colmurano dal quale si ha la conferma dell’esistenza di quattro torri e di una rocca. La strada che correva sulla sommità dei colli, preveniente da San Ginesio, la disimpegnava; strada che poi, oltrepassato Colmurano ed Urbisaglia, scendeva definitivamente sul fondo valle del Fiastra laddove questa riceve le acque dell’Entogge ed ingloba al suo interno la meravigliosa Abbazia Cistercense di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra. Una moderna nuova strada unisce oggi Colmurano alla Strada Statale Picena che corre nel fondovalle del Fiastra.

fonte: www.comune.colmurano.mc.it

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